l'eremo

Forse solo nel primitivo silenzio dell'universo e della nostra anima é ancora probabile cercare il Cristo, vittima per tutte le vittime, trovare la sacralità di Dio nella solennità di tutte le Scritture tramandate, Bibbia, Corano, Vangeli, testi Induisti, sapienza del Buddha o se solo nel rude abbandono del mondo, nei monasteri dimenticati, questo privilegio può diventare realtà e salvare la vita dalla confusione spicciola che ci circonda, dallo spreco imperdonabile di tempo e di pensiero, di cibo e di acqua che stiamo attuando tutti, i cosiddetti civili, i cosiddetti democratici, i ricchi con il loro esempio di lusso che crea invidia, vuoto ed esibizione, i furbi con il loro affanno di simulazioni, occorre tornare al silenzio del sé dove la primordiale coscienza del Sacro alberga da sempre, dove forse é possibile creare il proprio dio per non affogare nel niente ricolmo di oggetti, un niente che non offre scelte, un niente ricolmo di niente, di miti caduchi, vuoti, di assenza di incantesimo, senza innocenza e quindi senza bellezza nè commozione o ispirazione, un niente privo di buona volontà. Beati gli uomini di buona volontà, fu detto più di 2000 anni fa dal divino Figlio.
Se fossi nata proprio ieri non resterei a marcire nella nostra cultura di apparenza e appartenenza, se fossi nata ieri ma con addosso tutto ciò che ho visto da vicino e da lontano intorno e ovunque, cercherei il mio eremo, cercherei senza letteratura il luogo introvabile dove incontrare nel profondo il perché della vita e il perché della morte, starei nella pace tormentata della solitudine senza antenati ne progenie, nella singolarità di una me stessa senza scopi sempre troppo terreni; so che il tempo si dilaterebbe insopportabilmente, il silenzio sarebbe fortissimo e che senza confronto né conforto io dubiterei perfino di vivere. Ma é questa la vita? Non é forse invece l'anticamera della morte vera, quella morte inutile, né eroica né naturale, quella che é già decomposta perché non fine e non principio, perché morte del pensiero, della bellezza, della bontà, una morte spogliata dalla senza morte, perché preceduta da una vita senza alcuna coscienza, quindi senza alcuna esistenza.
Chissà se l'eremo della salvezza si trova ormai solo in luoghi dove, come nella profonda Armenia, la preghiera di pochi ha eretto mura enormi e solitarie, e la tenacia di pochi é stata più forte delle promesse di fortuna, o chissà se invece basta solo sedersi e ascoltare l'improbabile silenzio dell'esserci per trovare la propria sacralità e la coscienza di essere nati con la capacità di scegliere.
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