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<title>RSS</title><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/index.html</link><description>Hot News&#x21;</description><dc:language>it</dc:language><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:rights>Copyright 2008 mariagloria</dc:rights><dc:date>2011-12-04T16:57:50+01:00</dc:date><admin:generatorAgent rdf:resource="http://www.realmacsoftware.com/" />
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<lastBuildDate>dom, 11 ott 2009 20:11:16 +0200</lastBuildDate><item><title>ultima lettera di Lucio Magri</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2011-12-04T16:57:50+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/30e8be72186579a979b0cb3f66ef167b-51.html#unique-entry-id-51</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/30e8be72186579a979b0cb3f66ef167b-51.html#unique-entry-id-51</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:33px Georgia, serif; color:#191919;">La lettera di Lucio&nbsp;Magri<br /></span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#636363;"><em>Pubblicato il4 dicembre 2011</em></span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#636363;"><br /><br /></span><span style="font:13px Georgia, serif; "><br /><br /></span><img class="imageStyle" alt="200px-lucio_magri" src="http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/200px-lucio_magri.jpg" width="200" height="242" /><span style="font:13px Georgia, serif; color:#191919;"><em><a href="http://elettraprodan.files.wordpress.com/2011/12/200px-lucio_magri.jpg"><br /></a></em></span><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Georgia, serif; color:#757575;"><em>La mia morte &eacute; cominciata da tempo. Quando Mara &eacute; scomparsa ha portato via con s&eacute; tutta la mia voglia di vivere, ed ero gi&agrave; pronto a seguirla. Lei lo ha intuito e in extremis mi ha strappato la promessa di portare a termine il lavoro che avevo avviato negli anni della sua sofferenza e che in altro modo era anch&rsquo;esso in punto di arrivo. La promessa &egrave; pi&ugrave; un atto di amore, il regalo di un tempo supplementare. Era uno stimolo e un aiuto per dare una conclusione degna al destino che ci aveva fatto casualmente ma pi&ugrave; volte incontrare e poi dato tanti anni di felicit&agrave; totale. Era anche un appuntamento, o almeno cos&igrave; lo ho vissuto ogni giorno. Ora posso dire che la promessa la ho mantenuta al meglio che potevo. Il libro &egrave; stato pubblicato anche in Spagna, Inghilterra, Argentina e Brasile. Nel lungo e doloroso intermezzo ho avuto modo non solo di riflettere sul passato ma anche di misurare il futuro. E mi sono convinto di non avere ormai n&egrave; l&rsquo;et&agrave;, n&egrave; l&rsquo;intelligenza, n&egrave; il prestigio per dire o per fare qualcosa di veramente utile a sostegno delle idee e delle speranze che avevano dato un senso alla mia vita. Intendiamoci, non escludo affatto che quelle idee e quelle speranze, riformulate, non si ripresentino nella storia a venire: ma in tempi lunghi e senza sapere come e dove. Comunque fuori dalla mia portata. Per tutto ci&ograve; mi pare legittimo, anzi quasi razionale soddisfare un desiderio profondo che anzich&egrave; ridursi, cresce. Il desiderio di sdraiarmi a fianco di Mara per dimostrarle che l&rsquo;amo come e pi&ugrave; che mai, e dimostrare che la morte &egrave; stata capace di spegnerci, ma non di dividerci. Pu&ograve; essere solo un simbolo, ma non &egrave; poco.&rdquo;</em></span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#535353;"><em><br /></em></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Georgia, serif; color:#757575;">A seguire, un post scriptum, in cui Lucio Magri chiedeva di evitare cerimonie funebri, rimembranze e giudizi dettati dall&rsquo;occasione, ma &ldquo;semplicemente uno sguardo affettuoso, o almeno amichevole, rivolto ad una coppia di innamorati sepolti in un piccolo cimitero, insieme&ldquo;.</span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#262626;"><br /></span></p><p style="text-align:justify;"><span style="font:13px Georgia, serif; color:#757575;">Lucio Magri, nato a Ferrara il 19/8/1932, Zurigo 28/11/2011 &egrave; stato un giornalista e politico italiano. Entra nella segreteria del Partito Comunista Italiano negli anni 50, dopo un&rsquo;esperienza nella giovent&ugrave; democristiana di Bergamo.&nbsp; A seguito delle vicende politiche del 1969, fonda la rivista &ldquo;Il Manifesto&rdquo;</span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#262626;"><br /></span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#757575;">Nel 2009 pubblica I</span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#757575;"><em>l sarto di Ulm. Una possibile storia del PCI</em></span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#757575;"> (il Saggiatore, Milano), storia critica del Partito Comunista in Italia e nel mondo.</span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#262626;"><br /></span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#757575;">Muore all&rsquo;et&agrave; di 79 anni,&nbsp; in seguito a una depressione dovuta alla scomparsa della moglie nel novembre del 2011, dopo essersi recato a Bellinzona in Svizzera, malgrado gli amici tentassero di dissuaderlo, per un suicidio assistito. &Egrave; sepolto a Recanati, a fianco alla moglie Mara .</span><span style="font:13px Georgia, serif; color:#262626;"><br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:13px Georgia, serif; color:#262626;"><br /></span></p>]]></content:encoded></item><item><title>riflessione sul lavoro di Kounellis del 1964 con il pappagallo vivo</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2011-11-30T09:25:01+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/20eacab69c85487fef4c551c80c3b60a-50.html#unique-entry-id-50</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/20eacab69c85487fef4c551c80c3b60a-50.html#unique-entry-id-50</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px CourierNewPSMT; "><br /></span><span style="font:14px Courier, mono; ">Galleria L&rsquo;Attico a Roma novembre 1967, galleria Iolas a Milano febbraio 1968. Un giovanissimo Kounellis espone due lavori che rimandano a un incantato giardino esotico. Qui per la prima volta l'artista introduce, oltre agli elementi naturali come carbone, terra, cotone con i quali lavora, un animale vivo: il pappagallo. Se ne sente l'odore, lo stridio della voce, il rumore dei suoi movimenti sul bastone che lo sorregge, i suoi occhi inseguono la nostra curiosit&agrave;.&nbsp;<br />Mi ricordo un'emozione forte quando ho incontrato Jannis per la prima volta a Roma, nel 1974: mi sono trovata in una casa nel centro della citt&agrave; ma con una prossemica assolutamente periferica, un confine definito e definitivo tra la romanit&agrave; del potere e la poesia dell'arte: prendiamo un caff&egrave; preparato da Efi in una grande stanza affumicata seduti su delle sedie azzurre. Davanti a noi una finestra si affaccia su una situazione bellissima e allarmante, nessun "panorama", forse un cortile bianco. Parliamo a lungo, per terra una grande opera del 1960&nbsp;su carta color avorio con delle frecce e dei numeri nero carbone. Su un trespolo un magnifico pappagallo colorato che ritmicamente pronuncia il nome dell'artista "Kounellis"&hellip;o forse questa &egrave; un'aggiunta della mia memoria. &nbsp;<br />I lavori di alcuni artisti di quegli anni rappresentano la decontestualizzazione del ready made dadaista. E' infatti da una sorta di attitudine dada che secondo me nasce l'arte povera: la non magnificenza dell'opera, l'adattabilit&agrave; ai contesti del luogo dove viene esposta, l'apparente reperibilit&agrave; dei materiali che la compongono e il significato poetico rintracciato come un tesoro nascosto nelle cose comuni, ne permettono infatti&nbsp;una probabile lettura di casualit&agrave;. In&nbsp;queste opere di Kounellis, cos&igrave; importanti per l'intero percorso dell'arte fino a oggi, l'uso degli elementi naturali e di animali vivi, il pappagallo appunto e in seguito i cavalli, galleria l'Attico 1969, sposta invece &nbsp;la realt&agrave; quotidiana verso l'assoluta unicit&agrave; dell'opera d'arte. L'intenzione dell'artista&nbsp;&egrave; palese. Rispetto al ready made di Duchamp, che nasce da&nbsp;una ricerca pi&ugrave; "concettuale", il rapporto di Kounellis &nbsp;con la materia che usa tende a scavalcare l'approccio puramente intellettuale della ricerca artistica per rintracciarne&nbsp;l'innocenza originaria.&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br />Kounellis si autodefinisce pittore: infatti le sue opere sono colore luce spazio materia e forma, come i quadri.&nbsp;&nbsp;Lo spazio &egrave; l'opera stessa, il colore &egrave; l'opera stessa, la luce &egrave;&nbsp;&nbsp;l'opera stessa, la materia &egrave; l'opera stessa, senza rappresentazione n&eacute; alcun passaggio ulteriore.<br />Il pappagallo &egrave; l'esposizione pura del bellissimo colorato uccello che diventa qui un'icona vivente. Il respiro delle sue piume nello spazio della mostra rende l'opera verosimile a se stessa e l'elemento temporale e precario&nbsp;della sua fruizione amplifica lo sconfinamento tra realt&agrave; e rappresentazione e senza mistificazioni rende la vita stessa arte, un sortilegio che solo un artista pu&ograve; compiere. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<br />maria gloria bicocchi<br /><br /></span><ul class="(null)"><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Caro Kounellis, Napoli, 7 dicembre 2011</span></li><li></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">spero che la sorpresa che accompagner&agrave; questa lettera, come ogni missiva inaspettata, le faccia cosa gradita. La contatto perch&eacute; vorrei invitarla a Napoli, in un luogo dove in realt&agrave; la sua persona &egrave; gi&agrave; presente, e fin dall&rsquo;inizio&hellip;</span></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Nel momento in cui mi accingo a scriverle, non riesco a sciogliere i tanti nodi che mi spingono a descriverle i miei futuri intenti.</span></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Ancora non mi sono presentato e vorrei farlo attraverso un&rsquo;immagine che mi ossessiona: un pappagallo. Quest' immagine a cui guardo in maniera platonica, ha finito per avere la meglio su di me e sul mio pensiero.</span></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">A dire il vero spesso le immagini funzionano in questo modo.</span></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Sicuramente mentre le scrivo questo, le verr&agrave; in mente una sua opera: Untitled del 1967. Ecco, &egrave; questa la ragione per cui le scrivo.</span></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Ho deciso in modo impulsivo di partire da questo suo lavoro, uno dei tanti che la lega nello specifico al Museo MADRE, per creare un&rsquo;opera teatrale.</span></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">In arte si parla spesso di citazionismo o di omaggio, strategie estetiche che formano l&rsquo;aura di ogni lavoro. In teatro, piuttosto, &egrave; di uso comune prendere il testo di un autore per la messa in scena.</span></li><li></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Ecco che l&rsquo;immagine diventa quindi testo, o meglio parole. Non le mie parole. Dopo questa lettera cercher&ograve; di rimanere in silenzio. Mi piacerebbe sentire coloro che osservarono (e non) il pappagallo. I loro suoni diventeranno coro e poi musica.</span></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Ci saranno poi i colori e i movimenti e sicuramente l&rsquo;inaspettato....</span></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Non vorrei trasformare il museo in un palcoscenico, ma ho il desiderio che questo &ldquo;oggetto&rdquo;, questo luogo, si trasformi in uno strumento. Vorrei fare in modo che il museo stesso viva attraverso la performance. Un evento &ldquo;live&rdquo;, in cui non &egrave; tanto l&rsquo;azione che entra negli spazi adibiti all'arte, quanto il museo stesso che con la sua storia e il suo presente diventa luogo del tempo e dell'esperienza.</span></li><li></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Mi scusi, mi accorgo che la mia faccia da bravo studente forse mi autorizza ad usare paroloni didattici, ma, come dire, lei queste cose le conosce molto pi&ugrave; a fondo di me.</span></li><li></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Allora preferisco ritornare all&rsquo;idea - o meglio all&rsquo;immagine - del pappagallo: le sue piume, la sua voce gracchiante che ripete parole gi&agrave; dette, i suoi occhi inespressivi, la sua vita apparentemente lunga. Ho scoperto che non bisogna mai dare da mangiare l&rsquo;avocado ad un pappagallo e cos&igrave; sono venuto a conoscenza che esistono diverse variet&agrave; di questo frutto. Anche di pappagalli ne esistono moltissime specie, divise per trib&ugrave;.</span></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Che colore avr&agrave; il pappagallo? Cosa dir&agrave;? Chi lo vedr&agrave;?</span></li><li></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Spero di vederla il giorno della &lsquo;mise en sc&egrave;ne&rsquo; mercoled&igrave; 7 dicembre 2011, alle ore 18:00, al Museo Madre di Napoli, ovviamente.</span></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Spero che sia io che lei &ndash; forse anche altri - ci divertiremo davanti ad uno o tanti pappagalli.</span></li><li></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Infine, in questa lettera intima che ho scelto di fare pubblica, personalmente la ringrazio.</span></li><li></li><li></li><li><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; ">Jacopo Miliani</span></li></ul><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#2E4982;"><a href="http://www.facebook.com/pages/Museo-Madre-Napoli/191946617489678"><br /></a></span><table border="0.000000" cellpadding="0.000000" cellspacing="0.500000"><tr height="0"><td valign="middle" width="268"><span style="font:13px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; font-weight:bold; color:#262626;font-weight:bold; "><br /></span></td></tr><tr height="0"><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#6D6D6D;"><br /></span></td></tr><tr height="0"><span style="font:11px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; color:#262626;"><br /></span></td></tr></table><span style="font:14px Courier, mono; "><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>preghiera</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2010-12-03T16:51:00+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/25edb81be1f6de01c9dd69a13005c450-49.html#unique-entry-id-49</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/25edb81be1f6de01c9dd69a13005c450-49.html#unique-entry-id-49</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px ArialUnicodeMS; ">Pregare con i suoni, con i rumori, con gli oggetti, pregare con le giaculatorie, con le parole sconosciute e ripetitive, solamente suono puro, pregare con migliaia di campanelli, di girandole sonore, di bandiere bianche sventolanti, con i rumori taglienti come il battito di un bastone su una superficie dura. <br />Tutto &egrave; preghiera. La vita &egrave; preghiera, il sorriso &egrave; preghiera, la speranza e la disperazione sono preghiera. <br />Qualunque sia il nome del Dio.<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>il presente</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2010-11-27T13:07:10+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/089437a2dbd05a51bd4acbe318f0f49e-48.html#unique-entry-id-48</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/089437a2dbd05a51bd4acbe318f0f49e-48.html#unique-entry-id-48</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px CourierNewPSMT; ">il presente non fa parte del tempo, esso &egrave; come una foglia sull'onda del mare, una foglia che non si muove mentre il moto ondoso le passa "a pelo&rdquo; sotto o anche come la superficie di un tappeto con un topo che corre sotto di lui.<br />Il presente &egrave; sempre &ldquo;il presente di quell'attimo<br />dello scorrimento&rdquo;, &egrave; praticamente immobile e quindi eterno, il tempo gli scorre sotto e accanto, ma il presente non appartiene a nessun orologio se non quello biologico, rimane al di fuori, sfiorato soltanto per un nanosecondo dal concetto del prima e del dopo. <br />e la vecchiaia?<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>scritto per il catalogo della mostra Caravaggio/Viola&#x2c; Capodimonte ott. 2010</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2010-11-27T13:05:27+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/63763380517e9f75194677786bfe36c0-47.html#unique-entry-id-47</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/63763380517e9f75194677786bfe36c0-47.html#unique-entry-id-47</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px Courier, mono; ">Nella importante occasione che vede ancora una volta il museo di Capodimonte, nella mia amata Napoli, portatore di una lettura dell&rsquo;arte assolutamente fuori dagli schemi teorici della sua storia (ricordo l&rsquo;emozione che ho provato quando, fin dal 1978, le sue stanze regali hanno cominciato ad ospitare, proprio a due passi dal piccolo, bellissimo autoritratto di Lorenzo Lotto, opere di artisti come Alberto Burri &ndash; che aveva donato al museo il Grande Cretto nero- , Merz, Kounellis, De Dominicis, Kosuth, Buren e poi quelle di Cucchi e Paladino, Alfano, Spalletti, Nitsche, Pistoletto, e via via di altri rappresentanti dell&rsquo;arte chiamata contemporanea), desidero in due parole fare un omaggio ai due importanti, straordinari artisti, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio e Bill Viola, dei quali il museo mostra ora alcuni lavori mescolando e confrontando intelligentemente l&rsquo;estetica che rappresentano e dimostrando cos&igrave; che le opere d&rsquo;arte travalicano sempre i limiti del proprio tempo e, nel nostro caso, sono quindi collocabili in un preciso periodo storico solo per il mezzo con cui sono state realizzate: ma, al contrario di come sosteneva Mac Luhan, il mezzo non &egrave; il messaggio e la classicit&agrave; di Viola spesso oltrepassa l&rsquo;irriverenza del Caravaggio, cos&igrave; che lo sconfinamento linguistico dimostra ancora una volta che l&rsquo;arte non rappresenta mai un&rsquo;epoca &ldquo;passata &rdquo; ma che &egrave; l&rsquo;opera d&rsquo;arte stessa a ricomporre sempre e senza limiti la propria storia attraverso lo sguardo esterno dell&rsquo;osservatore che la rende quindi sempre contemporanea. <br /><br />maria gloria conti bicocchi settembre 2010 procida<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>la mia et&#xe0;</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2010-11-25T11:40:33+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/6a0347d64f2f72f9410a5e783e8bc6ae-45.html#unique-entry-id-45</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/6a0347d64f2f72f9410a5e783e8bc6ae-45.html#unique-entry-id-45</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px &#39;Lucida Grande&#39;, LucidaGrande, Verdana, sans-serif; "><br /></span><span style="font:14px Courier, mono; ">&Egrave; l'et&agrave; dei progetti, l'et&agrave; del movimento, dell'energia, della fretta, del produrre idee, di fare cose. E&rsquo;anche l&rsquo;et&agrave; della paura, del rallentamento<br />l'et&agrave; del pensare, del riflettere, del ricordare, quella  dello stare, del riassumere, comprendere, dell&rsquo;appartarsi, l'et&agrave; della solitudine, della valorizzazione del tempo e del s&eacute;. L&rsquo;et&agrave; del tempo corto.<br />L'eta dai progetti brevi, immediati, l&rsquo;et&agrave; delle risoluzioni e delle riconciliazioni, l'et&agrave; delle similitudini profonde, delle rivalutazioni, l&rsquo;et&agrave; del perdono, l&rsquo;et&agrave; della riconoscenza, l&rsquo;et&agrave; in cui somigliamo ai nostri genitori. </span><span style="font:12px Courier, mono; "><br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>il &#x22;tecnico americano&#x22;&#x2c; Bill Viiola</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2008-09-17T17:56:34+02:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/63cf16f774d8c209b530bb5719613beb-40.html#unique-entry-id-40</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/63cf16f774d8c209b530bb5719613beb-40.html#unique-entry-id-40</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:14px Courier, mono; ">Il&rdquo; tecnico americano&rdquo;<br /></span><p style="text-align:justify;"><span style="font:14px Courier, mono; ">testo scritto per il catalogo della mostra a Palazzo delle Esposizioni, Roma, 28 settembre 2008<br /></span><span style="font:14px CourierNewPSMT; "><br />Ho incontrato  Bill Viola la prima volta nel 1974 a Colonia durante una grande mostra di video arte, presentato dal comune amico David Ross: dopo tre mesi il giovane &ldquo;tecnico americano&rdquo; arriva a Firenze, vive con noi condividendo la camera con mio figlio Stefano, prima che sia pronta quella che sar&agrave; in seguito la sua, in fondo al grande spazio dedicato ad art/tapes/22. E' arrivato per lavorare con me, con art/tapes/22, per produrre i video con gli artisti, al piano terreno della casa nostra di via Ricasoli, abitata con me da Giancarlo, Stefano Carlotta Matteo Agostino e Allegra, i nostri cinque figli. E&rsquo; arrivato per realizzare quella che diverr&agrave; una delle pi&ugrave; importanti precoci produzioni di video arte internazionale, realt&agrave; allora sicuramente lontana dalla nostra consapevolezza che con entusiasmo lavoravamo con gli artisti che arrivavano allo studio fiorentino, giorno dopo giorno, insieme, con grande energia e curiosit&agrave;.<br />Ha avuto inizio cos&igrave; un grande sodalizio, una importante collaborazione e soprattutto una profonda, speciale amicizia che ci accompagna sempre. <br />L'impatto con la Firenze degli anni'70 da giovane ragazzo americano come Billi, nonostante le sue origini italiane, &egrave; decisivo: gira per le strade, si mescola alle persone entrando all'improvviso nelle foto che i turisti si fanno a vicenda, un volto sconosciuto che sarebbe apparso  dopo lo sviluppo dei negativi, una presenza improvvisa nei ricordi altrui... <br />le visite agli Uffizi e agli altri musei, il Pontormo della chiesa di Santa Felicita, di l&agrave; d'Arno, visto da vicino, &ldquo;respirato&rdquo;, sono per lui una rivelazione, torna a casa la sera sempre luminoso, incredulo, pieno di energia da incanalare poi nelle sue lunghe meditazioni, nella stanza pi&ugrave; nascosta del nostro grande studio di produzione, due mezze palline da ping pong sugli occhi tenute su con un elastico nero, le cuffie agli orecchi contro ogni possibile rumore, la posizione rilassata del loto. E sempre un sorriso sulle labbra. <br />Lo amiamo subito tutti, Giancarlo, i nostri figli, gli amici, i collaboratori di art/tapes/22, gli artisti che vengono per lavorare con noi ed io, soprattutto io che ho da subito verso di lui un sentimento profondissimo da amica, da confidente, un sentimento assolutamente reciproco basato su grandi affinit&agrave;  che ci fanno condividere la vita di quel periodo a tutto tondo, il lavoro, cos&igrave; importante per ambedue, gli amici, perfino gli affetti familiari, le pause trascorse in maremma, a Santa Teresa, dove Billi si immerge nel mare con una speciale sensibilissima apparecchiatura subacquea, per rimanerci a lungo con l&rsquo;intento (illusione?) di captare il lontano canto delle balene &hellip;chiss&agrave;, forse riascoltando quelle sue registrazioni avr&agrave; in seguito immaginato di decifrare dai suoni acquosi riprodotti nelle sue immersioni, proprio quel magico richiamo che le balene si lanciano per ritrovarsi nelle profondit&agrave; degli oceani, lontani, troppo lontani dal mare di Follonica..<br />Insieme abbiamo imparato a coltivare la pazienza, a incrementare il rispetto verso la vita, verso gli altri, a dimostrare la gioia e la meraviglia, a riconoscere l'innocenza, a usare l'intelligenza sempre e comunque, a fidarci dell'intuito e degli impulsi ancor pi&ugrave; che del ragionamento, da lui ho sempre avuto un grande esempio di bont&agrave;, una bont&agrave; cosciente forte e generosa, quella bont&agrave; speciale che &eacute; sicuramente una delle doti pi&ugrave; affascinanti che una persona possa avere. <br />Bill &eacute;' una persona davvero molto speciale e il suo lavoro &egrave; parte inscindibile della sua anima, della sua vita e della sua ricerca: nei i suoi video fa respirare le figure che si riferiscono spesso a opere pittoriche manieriste, i suoi personaggi si espandono, prendono vita, si dilatano lentamente, si muovono nulla togliendo alla simbologia eterna e quindi in qualche modo statica del quadro originario che li ha ispirati, "fermi nel tempo che scorre e, al contrario, mobili nel tempo che si &eacute; fermato". <br />Come Adamo nell'Eden, anche i personaggi ispirati al Pontormo o le altre figure dei suoi lavori spesso riferiti ad opere dei grandi artisti del rinascimento, vengono da Bill Viola come insufflati di vita, si assiste a una espansione gloriosa, a un alito di energia impercettibile, salvifico. La passione si dilata fino a diventare cosmica, ingloba tutta la sofferenza del mondo, la piet&agrave; abbraccia l'intera umanit&agrave;, si trasforma in dono comune, merito profondo di consolazione, la nascita e la morte si allacciano senza traumi, senza ansia, perpetuo circolo del nostro destino e del nostro riscatto, la speranza traspare anche dalle immagini pi&ugrave; tragiche, la resurrezione &egrave; davvero vicina. <br />I corpi che si muovono con lentezza quasi soprannaturale trascendono la loro temporalit&agrave; e diventano simboli di un'eternit&agrave; promessa, anticipando quella dimensione dove l'esserci non avrebbe pi&ugrave; tempo, n&eacute; meta, ma sarebbe immobile, oltrepassando il percorso di vita e di morte. I colori in qualche modo si evolvono nel naturale ritmo della luce e delle ombre, le figure attraversano la propria serenit&agrave; e la propria agonia senza scansioni reali e diventano cos&igrave; simboli di se stesse. </span><span style="font:14px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; "><br /></span><span style="font:14px CourierNewPSMT; ">Le opere di Bill Viola, anagogiche e allegoriche dell'eterno, travalicano la fisicit&agrave; delle leggi che regolano lo spazio e il tempo ponendo le azioni al di l&agrave; della condizione umana, in uno spessore di spiritualit&agrave; cosmica che ne amplifica il significato e la percezione visiva. Come tableaux vivant, queste opere d'arte assoluta attraversano il percorso sempre e comunque contemporaneo della vita che scorre allacciandolo alla dimensione di "un sempre".<br /><br />Maria Gloria conti bicocchi<br /></span></p><p style="text-align:left;"><span style="font:14px CourierNewPSMT; "><br /></span></p>]]></content:encoded></item><item><title>i &#x22;ricchi&#x22;</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2007-08-17T15:08:54+02:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/267a57f77d2de3c845cf4893cf394758-30.html#unique-entry-id-30</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/267a57f77d2de3c845cf4893cf394758-30.html#unique-entry-id-30</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; ">I "ricchi" sono soprattutto una mentalit&agrave;, un atteggiamento, un dovere sociale, un privilegio e un'aberrazione, una conquista, un vuoto d'aria colmo di oggetti, un men&ugrave;, una simulazione, una meta, una realt&agrave; che non nasce da un sogno ma spesso da un sopruso, una disuguaglianza, una esibizione, un plagio, un'emulazione di superiorit&agrave;, un vanto, un'abbondanza, un "troppo", un'amnesia, una svista della societ&agrave;, una cecit&agrave;, una mutazione genetica, un virus, un batterio in evoluzione. Nel passato il surplus era destinato al mantenimento dei beni reali ed a produrne altri, materiali e spirituali, in genere relativi alla terra, al lavoro, alla ricerca estetica e al mantenimento e abbellimento delle abitazioni, al mecenatismo nell'architettura e nelle arti tutte, alla produzione della bellezza: con il tempo e la presunzione dell'ignoranza dilagante, questo valore si &egrave; tramutato in un batterio che si &egrave; evoluto in modo esponenziale, come un grande tumore: i "ricchi" sono ormai i veri "worms" che attaccano e metabolizzano tutto quello che trovano: non potendo conservare nel tempo i loro averi perch&eacute; non ricordano pi&ugrave; il loro passato da tramandare, comprano, nel loro percorrere il mondo, tutto quello che incontrano di incontaminato e di "altrui", credono cos&igrave; di crearsi qualcosa da cui ricominciare, una storia nuova segnata dal potere del  denaro, la cui immagine invece perseguiter&agrave; i loro figli e i loro nipoti, senza accorgersi che la loro ingordigia si auto-consuma e si auto- riproduce continuamente, azzerando all'infinito i valori preesistenti a loro sconosciuti, il loro &egrave; un consumo senza residui, i ricchi sono senza posteri: la loro non &eacute; pi&ugrave; una cultura tramandabile, non essendo esemplare. Credono di sfuggire alla banalit&agrave; che invece creano al solo loro passaggio seminando ovunque il batterio della  mutazione negativa, il raro "bello" rimasto deve, per essere percepito come desiderabile e acquistabile, divenire l' immagine vorace del lusso che comunque, come la condanna di Creso, tramuta tutto, anche le cose in s&eacute; preziose, in residui inutili e di pessimo gusto. <br />Dove passano, i "ricchi" non lasciano niente di non mietuto, di non comprato, di non ristrutturato, con una velocit&agrave; degna della comunicazione di oggi, distruggono la storia con una sorta di innocenza ebete, senza  esserne coscienti e senza avere la capacit&agrave; culturale di crearne una con dei nuovi valori, i "ricchi" si fidano solo di loro stessi o degli amici simili a loro, solo delle persone in cui si riconoscono e raramente mettono nelle mani di veri artisti e veri architetti il loro denaro per trasformarlo in bellezza presente e futura, i "ricchi", tranne quelli rari "illuminati", comprano il bello e lo rendono irreparabilmente brutto perch&eacute; solo esponibile, mostrabile, valutabile, i "ricchi" credono di essere cosmopoliti perch&eacute; si spostano nel mondo continuamente, mescolando tutte le culture che incontrano, da turisti o da uomini d'affari, cos&igrave; che le loro case diventano case marocchine in Grecia, montanare a Procida e sempre e comunque esibizioni dei tanti viaggi fatti, del loro potere e della loro illusione che il denaro li renda davvero padroni del mondo: scambiano la nobilt&agrave; della semplicit&agrave; con il "rustico", la raffinatezza con l'opulenza e cos&igrave; il rigore povero del mediterraneo diventa una baita o un arabesco da sultani, i puff si sprecano, gli yacht sfrecciano accanto ai pescherecci sempre pi&ugrave; rari, le candele sono sempre pi&ugrave; grandi per creare un'atmosfera raffinata, in realt&agrave; tutto diviene la vetrina di un negozio, della loro show room, della loro vittoria, tutto &eacute; uguale, tutto &eacute; uguale negli ormai ugualissimi luoghi del mondo che conta..<br />Questo batterio ancora mutante non ha antidoti: spostarsi un po'  pi&ugrave; in l&agrave; per scansarlo &eacute; effimero, i "ricchi" ci raggiungeranno, leggeranno il raffinato gesto di riduzione effettuato nello scegliere il "meno", come un  gesto alla moda, un "must", e accorreranno uno ad uno per esserci anche loro, per portare la loro presunzione senza limiti, senza spessore, senza cultura. Non sapendo pi&ugrave; meritare la loro nuova ricchezza per renderla esemplare e non avendo saputo conservare quella immensa della cultura semplice e popolare che li ha preceduti, ora si affannano a copiarsi l'un l'altro, in una gara indirizzata a sperperare la loro imbarazzante opulenza, (ma il loro denaro non si consuma come quello dei poveri e subito si riproduce,  moltiplicandosi in modo esponenziale, come una metastasi), i "ricchi" devono ormai essere evidentemente ricchi, riconoscibilmente ricchi, un po' pi&ugrave; ricchi di tutti gli altri ricchi, e cos&igrave; i rari luoghi legati a secoli di vita dedicata a lavori antichi e nobilissimi come la pesca, l'agricoltura, l'artigianato, o  i ghetti dei diseredati rimasti intatti nel tempo, diventano soggetti ambitissimi di esproprio e ne verranno cancellate per sempre le irripetibili tracce storiche per essere consegnati al futuro ridisegnati da restauri e da abbellimenti alla moda, da un nulla architettonico senza memoria, senza presente e senza futuro, ma che sar&agrave; comunque visibilmente, riconoscibilmente costoso. Le persone che abitavano i meravigliosi luoghi legati alla tradizione rinnovata quotidianamente dallo scorrere della loro vita, a loro volta (plagiati dai trenta denari dell'ignobile baratto), inizieranno il percorso per divenire i nuovi "ricchi" e volutamente, con orgoglio e ignoranza cancelleranno dalle loro nuove case  tutti i segni della inconscia e straordinaria bellezza nella quale da secoli avevano vissuto felici, e la loro discendenza immemore emuler&agrave; ormai i nuovi modelli. Questo accade anche con il cibo, i "ricchi" si nutrono sempre pi&ugrave; di prodotti poveri che pagano carissimi, e le persone incamminate verso il nuovo ceto "benestante" cercano ci&ograve; che non hanno avuto prima, la raffinatezza venefica dei cibi dei "signori": l'esibizione delle grandi marche.<br />Andare un po' pi&ugrave; in l&agrave;, errare come i nomadi con le sole tre cose necessarie alla vita in un sacco di tela, tre cose necessarie e belle, cos&igrave; belle da non essere ormai pi&ugrave; riconosciute e invidiate da nessuno. Questa &eacute; la sola salvezza. Ne avremo il tempo e la forza? O la vita ci schiaccer&agrave; nella nostra piccola oasi di bellezza e di essenzialit&agrave;, ci circonder&agrave; fino a soffocarci con oggetti dorati o di abusato e mal compreso minimalismo? E se ci spostiamo, se riusciamo ad andare sempre un po' pi&ugrave; in l&agrave;, un po' pi&ugrave; nella residua semplicit&agrave;, quanto tempo passer&agrave; perch&eacute; la notizia che esiste "un altrove" da invadere, da occupare, da comprare raggiunga l'orda di questi batteri, e quanto tempo ci sar&agrave; rimasto prima che questo "worm" ci raggiunga ancora e sempre, angelo sterminatore, e ci derubi, con l'entusiasmo storico del colonizzatore? <br /><br /></span><p style="text-align:justify;"><span style="font:12px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; ">.<br /></span><span style="font:12px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; "><br /></span></p>]]></content:encoded></item><item><title>arte come sottrazione</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2007-03-29T09:27:58+02:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/058cfbf43eafc055dc8b4e5386f390e7-25.html#unique-entry-id-25</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/058cfbf43eafc055dc8b4e5386f390e7-25.html#unique-entry-id-25</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; ">l'opera d'arte nasce da una sottrazione, tanto materiale che intellettuale, &eacute; una lente di rimpicciolimento, uno scarto operato fino ad arrivare all'infinito punto senza misura. </span>]]></content:encoded></item><item><title>art as virtual</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2007-03-01T11:32:44+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/bd4636adb21c21e8a98642c10e5559b2-24.html#unique-entry-id-24</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/bd4636adb21c21e8a98642c10e5559b2-24.html#unique-entry-id-24</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; ">L'arte digitale esprime la propria spazialit&agrave; attraversando un tempo non consumabile, in questo senso &egrave; un'arte che pu&ograve; definirsi inserita in uno spazio particolare, quello emozionale, intuitivo, premonitore di quella dimensione "altra" alla quale da sempre  l'accesso &eacute; stato privilegio di ogni opera d'arte. "art as virtual": ogni espressione artistica che ha attraversato la storia (opera pittorica, scultura, fotografia, cinema, videoarte, arte digitale eccetera), &egrave; nata libera dalla valutazione razionale: il suo valore &eacute; un valore assolutamente legato all' intenzione emozionale e premonitrice dell'artista e non &eacute; mai stato quantificabile nel materiale usato n&eacute; nel tempo occorso per produrla, &egrave; il travasamento mistico e dannato dell'intuito emozionale dell'artista che l'opera ci comunica, come tale &egrave; una profezia, scavalca la realt&agrave; contingente e perfino storica per entrare in una sfera magica e spirituale dove diviene essenziale alla stessa vita umana.<br />"art as virtual"  l'arte in s&eacute; ancora prima dell'opera &eacute; virtuale, non &eacute; una filosofia non un concetto, non un'illusione n&eacute; una magia, &egrave; per&ograve; una realt&agrave; a s&eacute;, necessit&agrave; primaria fin dagli albori delle civilt&agrave;, una preghiera, una sacralit&agrave;. <br />L'arte, sempre "immateriale" (la sua essenza non essendo nel supporto) e quindi sempre virtuale, attraversa la storia con una immobilit&agrave; che le garantisce un eterno presente, l'arte &eacute; a-storica, occupa uno spazio interiore e mai un percorso temporale, (guai se le si pu&ograve; riconoscere una collocabilit&agrave; databile e quindi di per s&eacute; superabile e deperibile), in questo senso l'arte &egrave; sempre immateriale, immortale, a prescindere dalla sua struttura tangibile, sempre uno squarcio spesso inquietante verso il divino, verso ci&ograve; che non conosciamo e che potremo solo intuire, verso uno spessore profondo che &egrave; il potere taumaturgico dell'artista.</span>]]></content:encoded></item><item><title>piccolo testo sulla video arte</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2007-01-25T08:33:05+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/e70da94722a6a043a17180e4dddf1fcd-18.html#unique-entry-id-18</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/e70da94722a6a043a17180e4dddf1fcd-18.html#unique-entry-id-18</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:13px Courier, mono; "><br /></span><span style="font:13px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; ">....&ldquo;l' evoluzione che la video arte a portato nel modo di fare arte non pu&ograve; non avere effetti profondi sul vecchio sistema di organizzazione economica che lega l&rsquo;artista alla galleria attraverso la vendita al privato (e la tesaurizzazione) e che assicura all&rsquo;opera una circolazione attraverso la riproduzione (cataloghi, musei, mostre) dilazionata nel tempo. Tale meccanismo risulta nel nostro caso del tutto superato, una volta che il mezzo di riproduzione (cinema video  o fotografia) diviene direttamente il mezzo di produzione. Nella video arte  questo azzeramento della separazione tra produzione e riproduzione diventa totale. La scrittura dell&rsquo;opera dell&rsquo;era elettronica si esprime e si realizza attraverso il monitor, la televisione, il web. La sua caratteristica &egrave; la simultaneit&agrave; [&hellip;]. Chi sceglie di esprimersi con il mezzo elettronico o digitale non pu&ograve; fare a meno di confrontarsi con le peculariet&agrave; del mezzo stesso. L&rsquo;artista &egrave; giunto dinanzi alla telecamera attraverso un lungo lavoro di analisi sull' l&rsquo;arte contemporanea e del sistema artistico. Nel corso di questa ricerca varie espressioni/tecniche della storia dell'arte sono state progressivamente eliminate dalla produzione della nuova opera, la video arte, cos&igrave; che al termine dell'analisi l&rsquo;artista si &egrave; ritrovato solo con la propria idea, l&rsquo;intenzione. [&hellip;]. L&rsquo;artista che usa il videotape riassume in s&eacute; tutta una serie di contraddizioni che vengono poste in essere una volta che egli si pone dinanzi alla telecamera. Queste contraddizioni rendono assai problematica la circolazione o la diffusione delle opere video: gallerie, musei, canali televisivi o piuttosto web sites?.&rdquo;</span>]]></content:encoded></item><item><title>l&#x27;artista &#xe9;</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2007-01-25T07:29:36+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/4a83f49177bfa2119009c5eb9feabd8e-11.html#unique-entry-id-11</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/4a83f49177bfa2119009c5eb9feabd8e-11.html#unique-entry-id-11</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; ">L'artista &eacute; colui che muta una "soluzione" in un enigma (Klaus Kunst), cio&eacute; effettua il percorso inverso dal senso della logica, &eacute; un artificiere, crea cio&egrave; artifizi come l'alchimista che, nel quartiere di Malastrana a Praga, tentava di mutare il piombo in oro. <br />Il piombo &eacute; metafora di scoria, ci&ograve; che resta dalle lavorazioni, &egrave; quindi escremento, per cui anche l'alchimista, come l'artista-artificiere, opera sulla magia, sull'artifizio, sul gioco di parole, sull'enigma: piombo sono gli incubi della nostra mente, le pulsioni nascoste, le deviazioni, i reconditi labirinti dell'io. L'oro &eacute; la trasformazione di questi in idea da decifrare, da enigma in artefatto, in opera d'arte. Ambedue, artista e alchimista sono gli "artefici", operano un miracolo immaginario.</span>]]></content:encoded></item><item><title>da una poesia per me di Roberto Lerici</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2007-01-25T07:29:00+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/30219d7be3673ef4264d1bac5f6162f3-10.html#unique-entry-id-10</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/30219d7be3673ef4264d1bac5f6162f3-10.html#unique-entry-id-10</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; ">...chiss&agrave; se nella tua vita saprai stringere in una sola mano quello che oggi pi&ugrave; ti commuove..<br />dice cos&igrave; una piccola poesia scritta per me, ragazzina, da Roberto Lerici<br />non so se sia capace ora di tenere tutto insieme, tutto nel mio presente, nel pugno della mia mano: se cos&igrave; fosse non avrei questa sottile sensazione di perdita, di abbandono che ogni giorno si insinua nei miei retropensieri, se davvero sapessi, come mi accade in magici momenti, vivere &ldquo;ora&rdquo; tutto quello che mi ha formata, l&rsquo;amore, le gioie grandi, i dolori grandi, la forza, la meraviglia, l&rsquo;allegria, l&rsquo;energia e la leggerezza profonda che hanno segnato la mia vita, se davvero sapessi tenermi unita senza paure sarei ancora felice.<br /></span>]]></content:encoded></item><item><title>solido liquido</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2007-01-25T07:26:56+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/9bace2f6f6b9d55cbd685ec75cc5c354-7.html#unique-entry-id-7</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/9bace2f6f6b9d55cbd685ec75cc5c354-7.html#unique-entry-id-7</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; ">la grande trasformazione del pensiero a cui corrispondono le azioni, le attese e la cultura di oggi, &eacute; che, rispetto a Galileo che teorizzava il passaggio dal "fluido al solido", ora sembra accadere l'inverso: dal solido molare della morale rigida ed ecclesiastica, delle ubbedienze, delle certezze, da quelle familiari a quelle lavorative, delle aspettative pesanti e prive di possibili rischi, alla lieve fluidit&agrave; di una maggiore libert&agrave; quotidiana, di una vita pi&ugrave; aperta ai cambiamenti, una vita che scorre tra le nostre dita senza appartenerci pesantemente, una vita da percorrere con pi&ugrave; disponibilit&agrave;, solo uno spazio/tempo da attraversare.</span>]]></content:encoded></item><item><title>riflessione sul restauro delle opere d&#x27;arte: sfuggire alla fine/morte?</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2007-01-25T07:25:21+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/fe8ffa51685fdb9fe25f3ee901ff7cc7-5.html#unique-entry-id-5</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/fe8ffa51685fdb9fe25f3ee901ff7cc7-5.html#unique-entry-id-5</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; ">la conservazione, il restauro troppo perfetti appartengono ad un'estetica privilegita, specilizzata e autoriflessiva: ora non c'&eacute; tutto questo tempo, l'estetica dell'accrocco apre nuove strade a un "bello" che combacia con il vissuto reale e non utopistico.</span>]]></content:encoded></item><item><title>il senso della vita</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2007-01-25T07:24:38+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/51def9f256effd9423d6716b7167f9e7-4.html#unique-entry-id-4</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/51def9f256effd9423d6716b7167f9e7-4.html#unique-entry-id-4</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; ">la vita o &egrave; un'avventura, o non &egrave; vita (Hein Keller, in difesa dei diritti umani)</span>]]></content:encoded></item><item><title>estraneit&#xe0;</title><dc:creator>maglo@mariagloriabicocchi.it</dc:creator><dc:subject>riflessioni e eventi</dc:subject><dc:date>2007-01-25T07:22:42+01:00</dc:date><link>http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/3bd1111360cf80a8ea9e29ac026f0fc7-2.html#unique-entry-id-2</link><guid isPermaLink="true">http://www.mariagloriabicocchi.it/riflessioni/files/3bd1111360cf80a8ea9e29ac026f0fc7-2.html#unique-entry-id-2</guid><content:encoded><![CDATA[<span style="font:12px &#34;Hiragino Kaku Gothic Pro&#34;,&#34;ヒラギノ角ゴ Pro W3&#34;,&#34;Osaka&#34;,&#34;ＭＳ Ｐゴシック&#34;,&#34;MS PGothic&#34;, sans-serif; ">viviamo un mondo spersonalizzato dove la singola persona non esiste pi&ugrave;, ma solo i fatti, i numeri, le tragedie, i corpi, tutto ad uso della vista, tutto virtuale, senza partecipazione emotiva, senza rispetto, senza nomi, senza storie vissute singolarmente, 30 morti, otto grandi seni perfetti, ben riempiti dal silicone (ma cosa importa in un mondo dove la forma omologata ha cancellato il concetto di realt&agrave; e quindi di vera bellezza?), otto glutei roteanti, 300 milioni di affamati, 170 straziati da una bomba, 4 kamikaze...l'uragano ha portato alla morte 150 persone..ma CHI? persone che non sono un "io", quindi non sono soggetti, non come "il me", ma numeri, apparenze, immagini (della tv), la stessa contemporaneit&agrave; con l'evento, quindi lo spettacolo, l'informazione in diretta, rende sempre di pi&ugrave; la vita egocentrata e ognuno di noi, spettatore assolutamente intoccabile, preservato, quindi al di sopra, quindi semidio, &egrave; protagonista unico della visione di un grande spettacolo altrove ed intorno, mai QUI, tanto globale da abbracciare tutti i paesi che divengono vicini, reali e immaginari insieme, ed anche oltre: l'uomo sulla luna era una storia di fantascienza, "l'io" non c'era, n&eacute; c'&eacute; sapore nelle immagini di cibi pubblicizzati, n&eacute; alcun "io" nelle tragedie di fame, di violenza, di delitti sessuali che accadono solo su uno schermo: tutto diventa puro spettacolo, quindi comunque paradossalmente intrattenimento, e quindi divertimento nel senso di distrazione -estraneazione. E' l'occhio ad essere divenuto l'organo principale che ha soppiantato anche l'anima, le emozioni, l'intuizione, i sapori, i profumi, i fetori, la qualit&agrave; tattile delle cose, la vischiosit&agrave; del sangue che non sporca, niente fa pi&ugrave; paura e quindi diventa inutile anche l'astuzia (intelligenza) di difendersi da qualcosa che non &eacute; mai reale, mai accanto a noi, mai minacciosa, un qualcosa che accade sempre ad "altri", altrove ed &eacute; quindi sempre solo spettacolare e spersonalizzata, disanimata. I ragazzi imparano questa distanza che cancella la compassione, l'amore, gi&agrave; dai videogiochi, la televisione completa l'estraneamento completo dalla vita vissuta, il concetto di realt&agrave; rimane quello minuscolo delle proprie soddisfazioni, sempre realizzate con minori attese, minori pretese, perch&eacute; gi&agrave; colmate da vite di altri (le soap operas), amori di altri, case brutte-lussuose vissute attraverso altri, un appagamento virtuale che procura una falsa e sempre minore adrenalina indotta e una sempre minore necessit&agrave; e capacit&agrave; di ricevere e dare amore. E' un mondo di esseri assolutamente soli, assolutamente espropriati dal pensiero e dai desideri, un mondo in cui accade una trasmigrazione virtuale di ogni persona (personalit&agrave;) verso un'esistenza perfetta capace di dare tutto a tutti: togliendo la coscienza dell'altro, il s&egrave; diviene autonomo, estraneo, alieno e quindi "soddisfatto" in quanto derubato da aspettative reali, privato dalla necessit&agrave; di comunicare (dare e ricevere), forse anche sperimentare, andare oltre il proprio cerchio che gi&agrave; racchiude tutto, gi&agrave; appagato dalla quantit&agrave; immane di situazioni disponibili per una vita emotivamente virtule, situazioni reali e realistiche che &egrave; possibile ricevere-vivere senza rischi attraverso le immagini rappresentate in internet e in tv e che propongono cose comunque tremende che succedono davvero "altrove", una verit&agrave; ad effetto quindi, manipolata accuratamente nella scelta delle immagini proposte, nella censura di altre, ma assolutamente reale (e qui &eacute; la trappola) ma un reale che accade sempre e comunque in un altro luogo mentale e fisico, inestistente al tatto e alle sensazioni che gli diano forma e sostanza, un altrove capace di creare in noi un nirvana artificiale, una a-motivit&agrave; ebete e alla fine capace di perversioni atroci proprio perch&eacute; vissute sempre al di l&agrave; del proprio io, essendo, in questo modo ricettivo-passivo, ormai anestetizzata ogni coscienza, l'esistenza della quale &eacute; solo possibile in un rapporto profondo con l'altro, con ogni altro dei miliardi di altri che vivono, pensano soffrono, che sono un "io" come lo siamo noi. Tolto questo &eacute; stato cancellato Dio.<br /><br /></span>]]></content:encoded></item></channel>
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